Recensioni

Il Nome del Vento\\recensione

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Buongiorno lettori!
Eccoci tornati con una nuova recensione, come vi avevo anticipato negli articoli precedenti. Stiamo parlando di uno dei libri fantasy più apprezzato degli ultimi anni che è stato riportato in libreria con una veste speciale nell’edizione da collezione della oscarvault: Il Nome del Vento di Patrick Rothfuss. La recensione fa parte di un Review Tour, quindi vi invito a dare un’occhiate anche agli altri blog!

COP_rothfuss_stesoper_digitale.inddTITOLO: Il Nome del Vento
AUTORE: Patrick Rothfuss
LINGUA: Italiano
GENERE: fantasy
PAROLE CHIAVE: magia, musica, romance, racconto, coming of age
RATING: 4,25\5
TRAMA: “Ero distante solo due dozzine di piedi, lo vedevo perfettamente nella luce del tramonto. La sua spada era pallida ed elegante, tagliava l’aria con un suono freddo. La sua bellezza quella perfetta della porcellana. Era un Chandrian, un distruttore, e aveva appena massacrato la mia famiglia.” Per ritrovare quella mostruosa creatura e vendicare la sua famiglia, Kvothe è pronto a tutto. Costretto ad affrontare la fame e qualsiasi tipo di pericolo, il ragazzo sente crescere dentro di sé un potere magico che lo porterà all’Accademia, una spietata scuola di magia in cui nessun errore è permesso. Ma chi resiste ai duri anni dell’apprendistato poi sarà in grado, forse, di affrontare i propri spietati nemici e gli incubi peggiori. E Kvothe ora è pronto a vendicare il popolo nomade di attori con cui è cresciuto, massacrati insieme ai genitori dai demoni Chandrian, è pronto a diventare quello che sarà: potente mago, abile ladro, maestro di musica e spietato assassino, l’eroe che ha ispirato migliaia di leggende. 

RECENSIONE:
Il Nome del Vento è stato pubblicato nel 2007 e in questi anni si è fatto strada senza troppa difficoltà nei lista dei libri fantasy migliori di sempre. Finalmente anch’io ho potuto immergermi nella tanto amata storia dell’eroico Kvothe e conoscere il mondo creato da Rothfuss.
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Ma di cosa narra Il Nome del Vento?
Semplicemente, parla di Kvothe. Ormai adulto e maturo, quest’ultimo si trova a gestire una taverna utilizzando un nuovo nome per celare la sua identità, ma l’arrivo di un misterioso Cronista porterà di nuovo a galla momenti del passato. Kvothe per la prima volta si aprirà e racconterà la sua storia, dalla tenera età fino all’adolescenza in questo primo volume, ripercorrendo le fasi salienti del suo viaggio, senza tralasciare i fallimenti e la perdita, ma nemmeno escludendo le soddisfazioni e i piaceri vissuti. Sarà lo stesso protagonista a riavvolgere la pellicola ed a svelarci in prima persona gli avvenimenti che hanno resto di Kvothe una leggenda in tutto il continente. Seguiremo i suoi primi anni felici insieme ai genitori, due artisti girovaghi per il paese, per passare poi allo sterminio dell’intera compagnia da parte dei spaventosi Chandrian. Agli anni in solitudine e povertà a Tarbean e finalmente l’ingresso nell’accademia\università dove imparerà diverse discipline tra cui la gestione della magia (si, stile Harry Potter).

“Ci sono delle volte in cui la realtà non è altro che dolore, e per sfuggire a quel dolore la mente deve mettere da parte la realtà.”

8d0cdda502d27a569a8936dab3bc36a7.jpgA dirla tutta il mondo creato dall’autore risulta piuttosto banale e nemmeno così approfondito, è la classica ambientazione di ispirazione medievale che abbiamo già imparato a conoscere in storie come Game of Thrones. La magia detta simpatia, invece, appare più interessante e sono ben delineati i confini tra i quali è possibile operare. La magia in questo caso risulta qualcosa da maneggiare attentamente e che richiede uno studio rigoroso per poterla padroneggiare come si deve, è un vero e proprio equilibrio. Non avevo mai letto nulla di simile, sembra quasi una scienza visto il modo puntiglioso con cui è trattata.

“Poi sentì qualcosa rompersi dentro di me e la musica cominciò a riversarsi nella quiete. Le mie dita danzavano; intricate e veloci filavano qualcosa di sottile e tremulo nel cerchio di luce del nostro fuoco. La musica si muoveva come una ragnatela mossa da una brezza gentile, cambiava come una foglia che rotea mentre cade a terra…”

780e09b51bf25a7897f0aa08756b88e2.jpgL’intento di Rothfuss non è quello di creare un mondo indimenticabile, ma piuttosto quello di approfondire i suoi personaggi. In particolare il suo protagonista Kvothe, il cuore pulsante del Nome del Vento. E’ un giovane dalla chioma color fuoco, con uno spiccato intelletto e un amore sconfinato per la musica. Kvothe è un personaggio ingenuo, almeno all’inizio, è dolce, sincero e leale. Ha sete di conoscenza. Per queste qualità mi ha ricordato Lazlo, protagonista de Il Sognatore. Ma al contrario di questo, Kvothe sa bene quali siano le sue capacità e le sfruttare al meglio, anche con un pizzico di arroganza. Per quanto sia un personaggio interessante e che ha saputo catturarmi, non è scattata la scintilla come è successo con altri protagonisti. Il resto del cast di personaggi non è male, ma non si può paragonare alla caratterizzazione dell’eroe della storia.

“Solo la verità potrebbe spezzarmi. Cosa c’è di più duro della verità?”

229aa1f503b473214ab580147906d373.jpgPerciò, se non mi sono completamente innamorata del mondo e nemmeno del protagonista, com’è possibile che mi sia piaciuto così tanto? La risposta è immediata: lo stile di scrittura. Patrick Rothfuss è un mago della parola. Leggendo libri veniamo sempre catapultati in luoghi lontani e ci dimentichiamo spesso della realtà che ci circonda, ma la prosa dell’autore in questo caso ha avuto un effetto particolare su di me. Scorrendo tra le pagine mi è sembrato di fluttuare in un’altra dimensione, Rothfuss è riuscito a trasportarmi altrove. Il suo stile è poetico, raffinato, evocativo e sensoriale. Ricco di metafore e similitudini che mostrano ai suoi lettori le immagini davanti agli occhi. Mi ha cullata con le sue parole e sono certa succederà lo stesso con voi. Sono rimasta incantata, anche solo per il modo in cui Rothfuss descrive l’emozione di Kvothe nel suonare il suo prezioso strumento, dell’attesa di rivedere la sua amata o nel riuscire a compiere una magia complessa. Ogni singolo dettaglio è raccontato in maniera sublime. Si tratta dello stile di scrittura migliore io abbia mai letto e ammetto che senza avrei probabilmente assegnato una votazione più bassa al romanzo.
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“Questo mondo è come un amico con una ferita mortale. Un sorso amaro somministrato in fretta può solo lenire il dolore.”

E’ un libro, però, lento e che si prende il suo tempo nel descrivere. Le scene di azione sono quasi del tutto assenti, perciò non aspettatevi battaglie e duelli. Leggere il Nome del Vento è come entrare in punta di piedi e silenziosamente in un mondo lontano e delicato, in cui tutto sembra essere in perfetto equilibrio e che avete paura di contaminare o rovinare con la vostra presenza. Ve lo consiglio tanto! Io non vedo l’ora di fiondarmi sul seguito e capire come continuerà il racconto di Kvothe.

Alla prossima, Giulia ❤

 

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